Effimero.

A volte penso che se Dolo dorme forse è meglio e che svegliarla all’improvviso potrebbe danneggiarla. Sarebbe come strapparle un sogno, quello di essere l’ombelico del mondo ed allora con leggerezza pigiamo le lettere della nostra tastiera e sottovoce parliamo.

La nostra Giunta Comunale dice no alla manifestazione di Miss Italia e perciò si distingue  dagli altri comuni della Riviera sostenendo che l’effimero non può far parte di questa cittadina e che invece sono le cose culturalmente serie ed erudite a dover caratterizzare la nostra bella realtà. Ebbene non c’è cosa più effimera della nostra bella realtà e la “ conversazione erudita è l’affettazione dell’ignorante, o la professione di colui che è mentalmente disoccupato “

Dolo si rigira dall’altra parte … che stia per svegliarsi? Nel dubbio interrompo il mio soliloquio che è effimero  come lo scorrere del Brenta.

Dal Dolo un punto di riflessione logica

 

A volte a seguire la logica si perde il filo del “discorso” ed è forse per questo che molti non la applicano nel proprio vivere quotidiano. Si fa un gran discutere in questi giorni sulla correttezza dell’informazione: se sia giusto pubblicare informazioni legate al segreto istruttorio.

Cercherò di affrontare il tema in modo logico.

Chi dà informazioni legate al segreto in pratica le ruba e le offre al migliore offerente e non penso gratuitamente. In questo caso il ladro è il corrotto e l’offerente il corruttore o meglio è colui che acquista merce rubata e dunque fa da ricettatore di “preziosi”.

Se il mio ragionamento è giusto allora l’informazione non è corretta perché si basa su un reato, quello della ricettazione.

Se le premesse sono vere ci si domanda se dal pulpito dove avviene la predica non si debba ricorrere al dentifricio e sciacquarsi la bocca.

Il tenore di vita precedente

Mentre Dolo dorme sonni tranquilli ne approfitto , prima di addormentarmi anch’io,  per fare la mia considerazione non già sulla Amministrazione  dolese – che tanto l’opposizione non c’è e le sue spalle sono guardate a vista da chi un po’ di politica ne mastica – ma sulla sentenza n. 11504/17 della Corte di Cassazione che ha rivoluzionato il diritto di famiglia in tema di riconoscimento dell’assegno divorzile e dei criteri per la sua quantificazione. Mai sentenza fu cosi saggia! Non solo, ma  restituisce dignità  al coniuge più debole che se è autosufficiente al proprio sostentamento non deve sentirsi mantenuto in nome del tenore di vita prima del divorzio. Se il coniuge più debole per definizione storica è la donna, allora questa sentenza è veramente femminista. Segno che la storia sta cambiando così come  le sue definizioni antropologiche e tiene finalmente conto che tutto è provvisorio, talvolta anche l’amore purtroppo.

D’altra parte è anche vero che nel caso di morte di un  coniuge la  sua pensione viene dimezzata e il superstite non potrà più godere del tenore di vita precedente.  La mia considerazione notturna volge al termine dopo aver ascoltato la canzone dell’amore perduto Di Fabrizio De Andrè : Ricordi sbocciavan le viole, con le nostre parole “ non ci lasceremo mai e poi mai”. Anche le rose appassiscono, ma questa è poesia ed è altra storia.

Ciao Giuliano Zilio

Ciao, Giuliano

ho saputo in questo momento che non ci sei più e seppure non ci frequentavamo come amici – per come si intende amico – sento che Dolo ha perso una degna persona. In un’epoca dove prevale l’iocratismo tu, con la tua semplicità hai saputo farti volere bene. Ci hai detto nei diversi Consigli Comunali che una cosa è essere un tecnico e un’altra è essere un politico. Hai ragione è proprio così.

La vera Corte dei Conti è quella che fra poco incontrerai e ne sono sicuro ne uscirai con il tuo indimenticabile sorriso, vittorioso.

L’equivalenza contro il mal di fegato

Se è vero che equivalente non è sinonimo di uguale , allora chi dona ha lo stesso valore di chi riceve. “Io dono i miei raggi e non potrei non darli “ dice il sole. “Io accetto i tuoi raggi e non potrei non accettarli” dice la spugna.  Ecco il sole e la spugna sono due forze non uguali, ma equivalenti e cioè hanno lo stesso peso.La volontà di potenza così bisognerebbe leggerla,nel senso cioè dell’equivalenza. Purtroppo lo Zaratustra se viene letto, non da tutti è interpretato in  questa chiave.

Il non sentirsi equivalente porta l’uomo alla battaglia quotidiana di sentirsi superiore agli altri per convincere e convincersi della propria potenza.Il risultato di questa presa di posizione è disastroso perché tende alla sopraffazione dell’altro;il conflitto, la polemica diventano pane quotidiano. Ognuno fa il proprio mestiere e nel proprio campo si presuppone che debba essere preparato,ma non può esercitare la propria preparazione come arma per offendere chi fa un altro mestiere o ancor di più il suo. Se faccio il medico e sono preparato non potrò mai dire ad un avvocato “ tu sei un cretino perché non conosci le procedure tecniche per poter fare il medico” Come dicevo prima se si pensa di essere equivalente si danno le cose che si sanno in modo spassionato certo, se si è in eccedenza del dono. In tal caso né la spugna né il sole debbono dire grazie.Questo è il bello dell’equivalenza. Alzarsi la mattina,corazzarsi ed uscire con lancia in resta e pieno di livore non fa bene al fegato. 

SILENZIO ASSENSO

Finche c’è vita c’è speranza e parliamo , parliamo e parliamo nella speranza che qualcuno riconosca nelle nostre parole il vero. Poi arriva il tempus del tacendi est forse perché ci si rende conto che di quanto potremmo dire tutto è vano. Allora l’ateo bacia il crocefisso e spera che con il suo silenzio assenso si riguadagni il paradiso e la parola.

Ci vorrebbe un amico

Pensavo ad un amico ideale che ognuno di noi dovrebbe avere.Intanto come dice la canzone,ci vorrebbe un amico per poter dimenticare il male. Il secondo amico dovrebbe essere un medico che risolve i nostri malanni, poi ci vorrebbe un amico avvocato che risolve le continue  ingiustizie piccole e grandi che non sappiamo o evitiamo di risolvere, poi ci vorrebbe un amico idraulico ,elettricista,camionista,meccanico, ingegnere,politico,chiromante… Insomma dovremmo avere una infinità di amicizie che coprano lo scibile umano. L’amicizia però è la prima forma di corruzione ed allora io vorrei un amico con cui andare a pescare in silenzio.

Analfabetismo

Senza alfa e senza beta, questo significa analfabetismo, per dirlo  in italiano senza a e senza b. Chissà poi perché le prime due lettere dell’alfabeto quando sarebbe stato più corretto dire analfaomega o se vogliamo senza a e senza zeta. Già perché è l’inizio che non conosciamo così come la fine che è la più vuota delle immagini. Dunque ognuno di noi a suo modo è analfaomega. Il mondo si è rischiarato prima di noi ed è nel chiarore aurorale del mondo che ci siamo collocati e da allora abbiamo cominciato ad interrogarci sull’alfa e sull’omega e purtroppo senza alcuna risposta certa. Dalla circolarità della vita, siamo passati alla verticalità e da questa all’attuale orizzontalità che appunto scruta il termine delle cose. Il nostro Dio attuale si chiama tecnica la quale non ha alcun fine se non quello di spostare la verità sempre più in là indicandoci che non c’è una fine ma un oltre. In questo oltre noi oggi  stiamo annegando nel tentativo vano di guadagnare la riva. Bertolt Brecht in un sua poesia parlava di analfabetismo politico come il peggiore dei mali, ma si era fermato alle prime due lettere, chissà se avesse continuato… 

Un sogno di difficile interpretazione

Se non si fosse presentato non avrei mai saputo chi fosse. Nei sogni i tanti personaggi che agitano  o rendono piacevole il sonno hanno volti perlopiù conosciuti, pochi invece quelli che hanno sembianze di fantasmi ; il signore imparruccato e senza volto che mi faceva visita notturna, a suo dire, era il Canaletto. Sul momento non riuscivo a capire come si fosse intrufolato fra i passeggeri del treno che da Venezia mi riportava a Dolo. Sedutosi vicino a me cominciò a parlarmi dei suoi dipinti su tela e mi manifestò tutto il suo disappunto nel non aver potuto disegnare per gli angeli del  Paradiso la piazzetta dello Squero perché disturbato dalla presenza di elementi estranei al paesaggio: giostrine volanti, briccole colorate, fiamme giallo e rosse a pelo sull’acqua del Brenta, sculturine a specchi ed altre opere d’arte che nulla avevano a che fare con il paesaggio. Pensò che fossi io il responsabile e per tale motivo mi lanciò la sua parrucca in faccia e sparì. Mancandomi il respiro mi svegliai di soprassalto,il mio cuscino mi ostruiva il passaggio dell’aria. Mi riaddormentai, ma del Canaletto senza volto nessuna traccia. Arrivato a Dolo e attraversando Via Mazzini  notai un fotografo che sotto la Camera Oscura si aggiungeva a fotografare la piazzetta dello Squero,mi avvicinai sollevai il panno nero e rividi la parrucca del Canaletto tutta riccioli e fiocchetti.Non ricordo altro perché dalla cucina l’odore del caffè mi aveva definitivamente svegliato. Decisi che era ora di farmi quasi quasi uno shampoo.

Buona notte e sogni d’oro.

In un mio recente intervento avevo sostenuto che Dolo dorme sonni tranquilli e che in Consiglio Comunale non c’era opposizione e per tale motivo non mi sembrava opportuno turbare il sonno dei dolesi. Mi sbagliavo, a Dolo  esiste l’opposizione, ma fuori del Consiglio Comunale. Mi riferisco al personaggio pubblico Vincenzo D’Agostino,calabrese doc,ma anche innamorato della Riviera del Brenta ed ancora vivo in lui il giallo delle ginestre sparse a macchie sulla sua e sulla mia terra. L’ultimo romantico che ancora brandisce come Don Chisciotte la sua lancia. Con i dovuti riguardi anche io mi sento un romantico e a tal punto da dare ragione al nostro condottiero.D’Agostino ha ragione, la video sorveglianza sul nostro territorio è indispensabile  e non viola alcuna privacy. Detto questo, mi preme sottolineare che uno dei pochi e originali eventi culturali che si teneva nella nostra cittadina era la Rassegna di  Umorismo e Satira che ogni anno vivacizzava questo angolo di sonnolenti viventi. La Cagnara era un giornalino atteso come il caffè la mattina.D’Agostino ne era l’ideatore. Avevo lanciato l’idea di fare di Dolo la cittadina dell’umorismo e della satira e di scriverlo anche sul Benvenuti a Dolo. No, oggi si preferisce dare spazio alle Miss Riviera del Brenta o a manifestazioni culturali usa e getta e che comunque non caratterizzano il territorio. A Mirano ogni anno si tiene in piedi il gioco dell’oca, a Dolo avemmo potuto fare di più. Buona notte e sogni d’oro.